Il
7 gennaio 1914 don Eustachio si trasferisce a Pompei,
accolto con paterno affetto dal delegato pontificio,
Sua Eminenza Augusto Silj, e dall'amico beato Bartolo
Longo. Lo seguirà ben presto don Saverio Valerio,
rimasto a Gravina per tacitare il popolo, contrario
al loro allontanamento.
Nel 1915, disponendo della casa datagli allo scopo dalla
Delegazione Pontificia, don Eustachio inizia ad accogliere
qualche soggetto per riprendere l'Opera dei Piccoli
Fratelli del SS.mo Sacramento, ma il vescovo Zimarino
insiste per avere il ritorno periodico dei due a Gravina.
Don Eustachio e don Saverio si rivolgono a S. S. Benedetto
XV. Il Papa, a mezzo del Segretario di Stato, card.
Pietro Gasparri, scrive al vescovo di Gravina, che è
suo «augusto desiderio» che i due sacerdoti
non si allontanino da Pompei «per il grande bene
che essi fanno alle anime».
Sostenuta dall'autorità del card. Augusto Silj
e dall'incoraggiamento del beato Bartolo Longo, in un
primo momento sembra che la Congregazione maschile possa
riprendere quota. Ma, lo scoppio della prima guerra
mondiale, che porta via i primi membri e moltiplica
il lavoro dei sacerdoti rimasti in campo pastorale,
e l'epidemia di febbre spagnola, che vede in prima linea
don Eustachio non solo come prete per l'amministrazione
dei sacramenti, ma anche come medico, impediscono di
realizzare l'Opera maschile, che tanto gli stava a cuore
anche per il sostegno che in futuro avrebbe potuto dare
all’Istituto femminile e alle associazioni laicali
aggregate.
Con
serenità e costanza eroica don Eustachio attende
al ministero apostolico per tutta Valle di Pompei: lunghe
ore al confessionale a conforto di quanti nel primo
pomeriggio si recano al Santuario della Vergine del
Rosario; catechesi ai fanciulli e agli adulti; direzione
spirituale; missioni popolari; visite alle famiglie
abbandonate nella campagna; cura pastorale degli infermi
e dei moribondi, specialmente durante l'infuriare della
febbre spagnola; disponibilità assoluta per chiunque
avesse bisogno di aiuto e conforto.
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