Il 18 aprile 1905, Martedì Santo,
Eustachio Montemurro, riflettendo su quanto gli è
stato possibile fare a pro di Angela Cavalluzzi, una giovane
di 22 anni, accolta bambina nell’orfanotrofio gestito
dalla Congregazione di Carità mentre lui ne era
presidente, accenna per la prima volta all’ispirazione
avuta di fondare un Istituto per l’educazione delle
figlie del popolo.
Il 20 Aprile, Giovedì Santo, sosta
a lungo ai piedi del tabernacolo in intimo colloquio col
Cristo, che adora presente nell’Eucarestia. Sotto
l’azione dello Spirito Santo, fissa lo sguardo sul
costato squarciato, adora il cuore del Redentore e prega
che gli sia concesso di stabilire in esso la sua dimora.
Affonda in questa esperienza interiore la genesi del carisma
dei suoi Istituti.

Il 1° maggio 1908, dopo aver dato
inizio alla Congregazione maschile dei Piccoli Fratelli
del SS.mo Sacramento (21 nov. 1907), accoglie a vita comune
- in un appartamento del palazzo Guida a Porta Reale -
Chiara Terribile, giovane vedova di Gravina
(39 anni), sua penitente, e Maria Lucia Visci. Con queste
due volenterose donne che avvia ad una rudimentale forma
di vita religiosa, Montemurro dà inizio all’Istituto delle Figlie del Sacro Costato avente lo scopo d’insegnare il Catechismo nelle
Parrocchie e provvedere all’educazione religiosa
delle figlie del popolo per mezzo delle scuole di lavoro.
Il 5 giugno Chiara e M. Lucia si trasferiscono
al palazzo Loglisci in via Giardini, in due stanze a pian
terreno messe a disposizione dalla sig.na Filomena Loglisci
e sorelle.
In questa nuova dimora Chiara riceve il nome di Sr Addolorata
e Maria Lucia quello di Sr M. Immacolata.
L’anno successivo da marzo a novembre
il gesuita p. Gennaro M. Bracale, che incoraggia la
fondazione di don Eustachio e gli offre consigli, invia
alcune giovani alle quali il Montemurro aveva previamente
presentato l’incipiente Istituto del Sacro Costato;
queste vengono accolte maternamente da Sr Addolorata.
Tra di esse si distingue la ventitreenne grottagliese
M. Addolorata, che con altre tre giunge a Gravina il
25 agosto accompagnata dallo stesso don Eustachio e
dal canonico Annibale M. Di Francia che vi si reca per
conoscere le Opere del Montemurro.
Nel dicembre1909 Montemurro trasferisce
un primo nucleo di Figlie del S. Costato in alcuni locali
del convento “S. Sofia”, per dare una sistemazione
adeguata alle giovani aspiranti. Nella parrocchia di
S. Francesco le prime Figlie del Sacro Costato iniziano
la loro missione, insegnando il catechismo ai fanciulli;
mentre quelle di casa Loglisci curano i paramenti della
cattedrale e di altre chiese di Gravina, confezionano
ostie e attendono a lavori di ricamo.
Nel 1910 entrano altre giovani da Ceglie
Messapico, Ostuni, Grottaglie, Gravina e Minervino Murge.
A queste giovani Montemurro addita il Cristo Crocifisso
dal costato squarciato e le aiuta a scoprire la dimensione
del carisma che sono chiamate ad irradiare nel mondo.
Il suo compagno don Saverio Valerio impartisce loro
frequenti istruzioni catechistiche.
La Congregazione delle Figlie del Sacro Costato, a cui
confluiscono giovani di ogni età e condizione
sociale, suscita interesse e riscuote apprezzamenti
dal popolo, da alcuni del clero di Gravina e da non
pochi ecclesiastici e vescovi di altre diocesi.
Il
21 aprile 1910 mons. Staiti, vescovo
di Andria, accoglie le Figlie del Sacro Costato a Minervino
Murge e, dopo averne personalmente esaminato la vocazione,
le ammette alla vestizione religiosa che ha
luogo il 29 aprile. Tra le quattro cui viene dato l’abito
c’è M. Addolorata Quaranta, che riceve
il nome di Sr Teresa di Gesù e Maria.
Il rito si svolge nella cappella della famiglia Barbarossa.
L’abito era composto di un saio di color
tabacco con ampio piegone, fungente da pazienza, e
maniche della stessa larghezza, cintura di cuoio con
corona dell’Addolorata; cuffia e soggolo bianco;
velo nero.
Il 19 maggio 1910, Montemurro, su
richiesta di mons. Felice Del Sordo, vescovo di Venosa,
costituisce a Spinazzola una comunità di Figlie
del Sacro Costato, accompagnando personalmente le quattro
giovani con a capo Teresina D’Ippolito, che aveva
ricevuto il nome di Suor Maria della Santa Croce. A
Spinazzola, dove imperano la massoneria e il socialismo,
“la fede era quasi del tutto spenta”.
L’11 gennaio 1911, in risposta
alle istanze di mons. Ignazio Monterisi, altre quattro
giovani, dopo aver ricevuto l’abito religioso
dalle mani di mons. Francesco Paolo Carrano, arcivescovo
di Trani, sono accompagnate dal Montemurro a Potenza
dove iniziano subito la loro missione: catechismo, Pia
Unione delle Figlie di Maria, asilo infantile e laboratorio
di ricamo e cucito. |