Il 1°
gennaio 1903 il "medico santo", come molti
lo chiamavano, vinte tutte le resistenze, segue la chiamata
del Signore al sacerdozio. Dopo essere stato, come medico,
modello perfetto di laico cristiano, si fa apostolo
nel mondo e nella professione, testimoniando sia l'amore
di Dio per i fratelli, sia l'amore dei fratelli verso
i fratelli, aiutando i più deboli, i più
poveri, i più abbandonati.
Il Vescovo Cristoforo Maiello, nel conferirgli la veste
talare, invita «i fedeli a rendere sentite grazie
al Signore per questo grande acquisto che faceva la
Chiesa di Dio».
Il 24 settembre 1904, all'altare maggiore della cattedrale
di Gravina, il dott. Eustachio Montemurro è consacrato
presbitero.
Col sacerdozio, egli rinsalda la sua scelta di seguire
Cristo crocifisso e di lavorare nella Chiesa per sollevare
i più poveri nei quali Lo ritrova.
La città di Gravina all'epoca contava 20.000
abitanti e 35 sacerdoti. Di questi 18 costituivano il
capitolo della cattedrale e 12 erano cappellani della
chiesa dell' Opera pia Sacro Monte dei Morti di patronato
della famiglia Orsini.
Il vescovo Maiello in una relazione alla S. Sede del
1903 scriveva: «Oh se si potessero ripristinare
le canoniche e il clero vivesse unito! Quanti scandali,
quante offese a Dio si eviterebbero e quanto meglio
si servirebbe la Chiesa!».
Il giorno 26 ottobre don Eustachio è nominato
vice parroco della chiesa di San Nicola. Al pari del
vescovo, che auspicava la vita comune del clero per
ovviare a diversi inconvenienti in cui questo s'imbatteva,
don Eustachio è consapevole che si rendeva necessario
un intervento straordinario per avviare un'idonea pastoralità
ed essere a servizio di tutti e dei poveri in particolare.
Da vice-parroco egli si dedica con amore e con gioia
particolarmente alla formazione dei fanciulli e dei
giovani e all'assistenza ai moribondi, accorrendo al
loro capezzale per prepararli all’estrema dipartita.
Per la sua nuova missione, in un certo senso, connessa
con quella precedente di medico, egli può penetrare
più profondamente nelle pieghe della società
del suo tempo e del suo paese, e conoscere cause ed
effetti di un ministero pastorale a lungo trascurato.
Si rende conto che solo il servizio di sacerdoti zelanti
avrebbe potuto migliorare lo stato generale della decadenza
della fede e dei costumi.
Egli è ben consapevole che all'efficace formazione
delle coscienze può contribuire la vita esemplare
dei sacerdoti, parroci e vice-parroci in specie e che,
senza tale fattore, molto difficilmente si potrebbero
avere cristiani autentici e impegnati per il bene comune.
Montemurro diagnostica fra le cause responsabili dell’indolenza
nel ministero sacerdotale, quella della «vita
secolaresca» condotta da parroci e vice-parroci
i quali, «con la loro poca diligenza» contribuiscono
notevolmente «alla propagazione degli errori contro
la fede. In tempi di universale corruzione e di errori
ed eresie sempre più invadenti», Montemurro
intende contrapporre rimedi pronti ed energici,
specie l'insegnamento del catechismo, facendo, così,
sue le ansie di Pio X.
Intanto va incontro a tutti, specialmente a tanti bambini
poveri, «che chiedono il pane e non vi è
chi possa spezzarlo loro». Si riferiva al pane
per lo spirito e a quello per il corpo. Per potersi
dedicare totalmente all' apostolato, sotto la diretta
obbedienza di un superiore, egli, in un primo momento
pensa di abbracciare lo stato religioso. Prega, riflette,
si consulta e comprende che Dio vuole altro da lui. |